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Attenzione, i romanzi di Fantascienza sono ancora inediti. (Data prevista: 2026)

La pubblicazione di quest'opera è prevista per il 2025.
J. Lavezzoli stima che si tratterà di una nuova trilogia, ambientata nel 2500.
In questo romanzo di fantascienza si intrecciano tre trame principali:
Silas Ryu, il leader di un gruppo di ribelli marziani, progetta di colpire una delle società interplanetarie più potente e corrotta, per mostrare al popolo la verità che sta dietro alla colonizzazione di Marte. Inoltre, cerca di ottenere vendetta per ciò che gli è stato fatto: sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, gli sono stati somministrati psicofarmaci per disturbi che non aveva, causandogli danni permanenti, con conseguenti allucinazioni e paranoie.
Matilda Reed, la presidentessa della Matt-poli, sta per realizzare il suo sogno di potere: dopo anni di duro lavoro, legale e non, ha finalmente l’opportunità di impadronirsi di ciò che le occorre per diventare la persona più potente del sistema solare. Ma, senza la guida della madre, Matilda fatica a gestire l’enorme carico di stress e si imbatte in una serie di ostacoli imprevisti.
Su Edelgord, un pianeta alieno, vive una razza evoluta e senziente, con una società paradossale fondata sulla codipendenza. Gli edeli hanno quattro sessi: femmine, maschi bianchi, maschi rossi e neutri. La società è matriarcale e le famiglie hanno forma triangolare, inquanto per procreare è necessaria l’unione di una femmina, un bianco e un rosso.
I neutri sono rarissimi, ognuno possiede una particolare maestria innata che lo rende un genio innovatore.
Xellar, un neutro con la maestria per la fisica e l’ingegneria aerospaziale, viene convocato per partecipare a un consiglio con il compito di salvare il pianeta da una glaciazione imminente. Edelgord è sull’orlo della catastrofe per aver sfruttato eccessivamente le energie rinnovabili, (luce solare, energia eolica, moto ondoso, geotermica…) innescando un progressivo abbassamento delle temperature, che ora ha raggiunto il punto di non ritorno.
Attraverso le avventure di questi tre personaggi, Le Catene dello Spazio mostra le criticità della società moderna, lo sviluppo ipotetico che rischiamo di dover affrontare e il grande inganno delle meccaniche economiche. Attraverso paradossi e metafore, vengono prese in considerazione le lacune della struttura sociale contemporanea e vengono proposti spunti di riflessione socio-filosofica che aprono la strada al miglioramento.


Prima di addentrarci nel primo volume della trilogia: “Le Catene dello Spazio”, sarà utile esporre brevemente gli eventi storici che ci separano dai personaggi di questa storia fantascientifica.
Nel 2019-2020, il mondo fu sconvolto da un evento di portata globale: l'epidemia di COVID-19. Questa terribile malattia paralizzò il pianeta Terra, mettendo in luce la vulnerabilità dell'umanità di fronte alle sfide biologiche. Fu un momento di grande prova per la nostra specie, che ci fece riflettere sulla nostra fragilità e sulla necessità di una risposta unita e solidale.
Negli anni seguenti, tra il 2020 e il 2030, la classe dirigente manipolò abilmente i media per tenere la popolazione costantemente in uno stato di tensione. Ostentando minacce di estinzione imminente, come il surriscaldamento globale, l'inquinamento, l'esaurimento dei combustibili fossili, la presenza di microplastiche, l'arrivo di nuovi virus epidemici, guerre e l'incubo della disoccupazione causato dall'avanzamento delle intelligenze artificiali, fu alimentato un costante senso di paura e insicurezza nella società.
Nel 2032, il mondo fu scosso da un evento catastrofico: la terza guerra mondiale. La tensione tra Cina e America, che si era accumulata nel corso del tempo, trovò terreno fertile grazie alle costanti violazioni dell'ONU da parte della Russia. Ciò portò allo scoppio di una colossale guerra mondiale, che decimò la popolazione e ridusse drammaticamente la sovrappopolazione, passando dai 20 miliardi di individui nel 2030 a poco meno di 9 miliardi nel 2039, quando il conflitto giunse alla sua fine.
Al termine della terza guerra mondiale, l'umanità si ritrovò unita al tavolo delle trattative per firmare un trattato di pace che aprì le porte a una coalizione mondiale e totale. Fu un momento cruciale, in cui le nazioni si resero conto che l'unità e la collaborazione erano indispensabili per la sopravvivenza della specie.
Tuttavia, prima che questa nuova coalizione potesse radicarsi, si dovettero affrontare una serie di crisi devastanti. Sacche ideologiche estreme, soprattutto in alcuni paesi con forti convinzioni religiose, minacciarono la stabilità. Inoltre, le armi biologiche utilizzate durante la guerra, nonostante le negazioni ufficiali dei governi, causarono gravi conseguenze con virus e batteri mutati fuori controllo. L'economia globale si trovò impreparata all'unificazione, e i potenti del mondo si sfidarono a scapito del 99% della popolazione.
Tra il 2040 e il 2090, il pianeta fu avvolto da un'era oscura. Solo i super ricchi potevano permettersi uno stile di vita simile a quello dell'inizio del millennio, mentre la maggioranza del mondo viveva in condizioni di estrema povertà e sfruttamento lavorativo.
Ma nel 2100, la speranza tornò a brillare. I primi movimenti rivoluzionari popolari fecero la loro comparsa, e per circa tre decenni la popolazione si scagliò contro i potenti, rivendicando diritti e dignità che erano stati negati a tutti. Questa fu un'epoca di cambiamento, in cui l'umanità riscoprì il valore della solidarietà e della lotta per una società più equa.
Nel 2137, i ricchi e i potenti compresero che c’era un modo più facile e conveniente per vincere la guerra che da decenni inondava di sangue il pianeta. Offrirono al popolo una nuova carta dei diritti dell'uomo. Quello che sembrava un gesto generoso nascondeva un piano meschino per preservare il potere nelle stesse mani, offrendo all'intera popolazione l'illusione di un benessere e uno stato di diritto.
In seguito all'adozione della nuova carta dei diritti e all'unificazione funzionante della popolazione globale, l'economia, la ricerca e ogni altro settore ripresero a funzionare, portando l'umanità a un'impennata senza precedenti. Nonostante i potenti mantenessero il loro vantaggio rispetto al resto del mondo, con vite più lunghe, alimentazione più sana e accesso a servizi tecnologici avanzati; l'umanità raggiunse traguardi incredibili.
Nel 2205, l’aspettativa di vita superò i 120 anni e la sovrappopolazione raggiunse i 40 miliardi. Fu necessario investire risorse considerevoli in un ambizioso progetto di invasione spaziale per risolvere questa sfida.
Nel 2245, la Luna fu colonizzata stabilmente, diventando un luogo di lavorazione dei materiali necessari per costruire le batterie dell'epoca. Queste batterie, sebbene incredibilmente potenti, erano altamente tossiche, e la Luna, priva di vita, si rivelò il luogo ideale per questo tipo di attività industriale.
Nonostante l'intelligenza artificiale e la robotica raggiungessero livelli che consentivano l'automazione totale dei servizi, offrendo agli esseri umani un paradiso di piaceri e pace, la classe dirigente non accettò che il benessere collettivo potesse livellarli con i meno privilegiati. Così, nel 2251, venne annunciato il grande progetto di colonizzazione di Marte. Questa nuova frontiera aprì infinite possibilità di lavoro e risolse la questione della sovrappopolazione. Dietro alla cortina di fumo degli sforzi per la colonizzazione di Marte, la verità rimase celata al mondo, la tecnologia per l'automazione totale era già disponibile. La popolazione fu distratta da questa nuova sfida, mentre il progresso tecnologico procedeva silenziosamente.
Nel 2301, dopo aver consolidato le basi scientifiche su Marte, i cancelli dell'esodo dei coloni furono aperti. Marte divenne una nuova terra di conquista, e senza l'uso di robot automatici, la forza lavoro umana tornò a essere la risorsa economica principale.
Durante il periodo compreso tra il 2300 e il 2400, si raggiunse un equilibrio tra le colonie marziane e la Terra. I ricchi e i potenti vivevano sulla vecchia Terra, immersi in un mondo di benessere, tecnologia e piaceri, talvolta con sfumature eccessive. Nel frattempo, su Marte, un'era industriale favorì l'occupazione di decine di miliardi di persone. La qualità della vita su Marte, sebbene inferiore rispetto a quella dei terrestri, garantiva comunque la cura delle malattie e una notevole longevità. Tuttavia, la tecnologia marziana rimaneva sempre qualche passo indietro rispetto a quella terrestre.
Come accadde un tempo con le colonie americane, anche la colonia marziana iniziò a reclamare la propria indipendenza. Il ventiquattresimo secolo si trasformò in un'epoca di sanguinose guerre d'indipendenza. Tuttavia, i potenti della Terra avevano imparato dagli errori del passato e si prepararono per fronteggiare le ribellioni marziane, annegando ogni tentativo di rivolta nel sangue. Fu un triste monito per coloro che osavano sfidare l'autorità costituita.
E così, giungiamo al 2500, un'epoca caratterizzata da un clima di tensione palpabile. Dopo l'ultima ribellione marziana fallita, l'orgoglio dei marziani ardeva ancora, pronto a infiammarsi nuovamente. Tuttavia, non tutti i movimenti interni erano orientati alla guerra. Una frangia più idealista e pacifista lavorava per smascherare il più grande inganno della società umana. È in questo contesto che si sviluppa il nostro libro, offrendo una prospettiva unica su una società che ha vissuto secoli di avventure, sfide e speranze.
Siate pronti ad affrontare una narrazione che attraversa millenni, testimoniando il passato, il presente e i possibili futuri che ci attendono. Preparatevi a immergervi nelle pagine di questo libro, che, come uno specchio, ci offre la possibilità di guardare indietro, comprendere il presente e forse,
ispirarci a costruire un futuro migliore.


Giorno 42, stagione argento, anno 4811
Accadde al tramonto.
La prima scossa fu quasi impercettibile, a Dulmira se ne
avvidero solo gli animali. I gulu barrivano terrorizzati nelle stalle e i dongi latravano e ringhiavano schioccando le mascelle.
La seconda scossa fece scricchiolare le case di legno, sottili rivoli di segatura piovvero dalle travi. La gente comprese il motivo di tanto baccano e cercò di calmare il bestiame.
Alcuni uscirono in strada, per paura che la casa gli crollasse addosso, altri si accucciarono sotto il tavolo, ma la maggior parte si limitò a emettere una luce giallognola di stupore.
La terra ruggì, l’onda sonora tinse l’aria di un’oscurità mai vista prima. Sottili crepe corsero lungo le strade e sotto le case. La popolazione era paralizzata dal terrore, ogni tentacolo e ganglio tesi a cogliere le variazioni cromatiche dei suoni o della temperatura.
Nell’aria si diffusero striature di freddo cobalto. Gli edali più vicini ai geyser blu vennero congelati all’istante. A contatto con l’aria, l’idrogeno divenne liquido e piovve coprendo ogni cosa.
Il giallo terrore divenne panico multicolore, ma le grida della gente erano fiochi baluginii soffocati dalla tempesta di oscurità e cobalto.
Senza avere il tempo per provare dolore, gli edeli in fuga si tramutarono in morte statue di ghiaccio.
I campi si seccarono e le piante congelate si spezzarono sotto la pioggia di idrogeno. Case e cascine caddero in frantumi, come giganti di vetro.
Il terremoto vibrò il suo colpo più forte, ma non vi era più essere vivente in grado di percepirne il colore.
Dulmira venne spazzata via in meno di un’ora. I minuscoli frammenti di abitazioni, strade e abitanti si mischiarono come ghiaia di cristallo.
Quando Festo sorse, il mattino seguente, il suo tepore sciolse lo scempio e ai primi soccorritori si presentò un disastro senza volto, un groviglio di materia indecifrabile.
Xellar stava rileggendo i parametri del collaudo per la sesta volta. Il lancio del prototipo MFI (Motore a Fusione Impulsiva) attendeva il suo via libera.
Il governo era stato avaro di fondi: gli avevano affidato venti bianchi i cui dottorati spaziavano tra fisica aerospaziale, fisica nucleare e diverse branche dell’ingegneria, e circa una cinquantina di rossi con competenze meccaniche di primo livello. Tutti dipendenti validi, ma dannatamente pochi. L’unica cosa che abbondava era lo spazio, visto che la base era situata nel deserto del Ruad.
Il piccolo maschio bianco che gli aveva consegnato il rapporto era rimasto immobile ad attendere il suo responso, non aveva nemmeno cambiato il colore del viso. La sudditanza dei sessuati lo disgustava, sempre a girargli intorno domandando la sua opinione per ogni sciocchezza; poco ci mancava che gli chiedessero il permesso per andare in bagno.
Terminò la settima rilettura. Era il quinto lancio, dopo i precedenti fallimenti gli era rimasto materiale sufficiente per un ultimo tentativo. Il futuro delle sue ricerche dipendeva da quel foglio che teneva tra i tentacoli.
«Va bene. Possiamo procedere» disse Xellar consegnando il rapporto al sottoposto che si lasciò sfuggire un lucore rosato.
L’intero staff era raccolto nella sala di controllo, lungo il perimetro c’erano rossi che stringevano le granfie sugli arnesi da lavoro, imbambolati a osservare lo schermo centrale. I bianchi erano ordinatamente disposti ai terminali, ognuno pronto a monitorare e gestire il proprio settore.
Xellar salì i primi gradini della rampa che lo avrebbe condotto alla postazione di comando, ma un bianco gli corse appresso. Il piccolo maschio gli porse un pezzo di carta con mani avvolte da spirali di rosea vergogna. «Mi scusi direttore, stavo quasi per dimenticarmene. È arrivata questa mattina, per voi.»
Xellar accettò la lettera e congedò il sottoposto. Riprese a salire i gradini mentre apriva il foglio piegato. Vi fece scorrere un tentacolo per una rapida lettura tattile. Era un messaggio dei suoi padri. Non era il momento giusto, la ripose in tasca e giunse sulla balaustra che sovrastava la struttura circolare, pronto a seguire le operazioni come un direttore d’orchestra.
Le ramificazioni visive sul suo volto si illuminarono di argentea convinzione, gli sfinteri respiratori sulla nuca fischiarono in un prolungato sospiro.
«Tre, due, uno» premette il bottone di accensione.
Sul grande schermo centrale, l’oblunga figura dorata dell’MFI-5 scintillò accarezzata dai raggi di Festo. Una nube di vapori si espanse oscurando ogni cosa, poi la luce del primo impulso balenò come un fulmine tra nembi tempestosi.
L’inquadratura schizzò verso il cielo, seguendo il prototipo in volo.
«Fase 1 completata con successo!» strillò un bianco.
«Parametri stabili. Il decollo è perfetto!» disse un altro.
Xellar rimaneva imperturbabile, soltanto un leggero scintillio oro e indaco gli percorreva i tentacoli avvolti saldamente alla balaustra d’acciaio.
Nella sala, sia i bianchi che i rossi ardevano di colori vivaci, le loro emozioni tingevano l’aria senza ritegno.
Sul monitor orizzontale di Xellar scorrevano numeri e grafici, un piccolo riepilogo di ogni postazione sottostante era esposto al suo sguardo tattile. La sua mente superiore monitorava ciò che i venti bianchi là sotto seguivano a stento.
Un pizzicore risalì dal suo braccio come una scossa elettrica. Un allarme si era acceso nel quadrante radar.
«Quadrante 8B! Che diamine è?» tuonò Xellar.
L’operatore responsabile si incupì per lo sforzo e dopo una breve analisi rispose: «Un velivolo in avvicinamento. Sembra un…»
Xellar stava analizzando le stesse immagini e riempì il vuoto lasciato dalla frase sospesa del bianco, sibilando: «È un
Raptor-CM33. Quei pazzi stanno sorvolando una zona interdetta, proprio adesso!? Comunicazioni, aprimi un canale
diretto. Subito!»
Mentre Xellar attendeva che gli rispondessero, l’interfono della postazione 7 gli si illuminò sotto le dita e una voce
stridula gli risalì lungo il braccio.
«Direttore, dobbiamo interrompere il lancio. Dobbiamo innescare l’autodistruzione. Non possiamo correre il rischio di danneggiare i governativi sul Raptor. Direttore!? Direttore!?»
Xellar silenziò la petulante supplica di Dalboid; tra tutti i suoi bianchi era quello che detestava di più. Il velivolo governativo era troppo distante, il rischio era minimo e se anche fosse accaduto il peggio, quegli idioti si meritavano di saltare in aria. Dannazione, era una zona a traffico aereo interdetto.
«Qui Sierra83. Stiamo per atterrare alla vostra base di
ricerca. Agiamo in esecuzione di un mandato operativo classe Dogma. Ripeto: agiamo in esecuzione di un mandato operativo classe Dogma.»
Xellar avvampò di un’ardente luminescenza bordeaux e si chinò per gridare nel microfono: «Sono il direttore Xellar.
Invertite la rotta, immediatamente! Stiamo eseguendo un
collaudo, siete a rischio. Potrete eseguire il vostro Dogma al
termine del collaudo» mise in muto il canale e si rivolse allo staff: «Non interrompere! Che nessuno si azzardi a interrompere il lancio!» riattivò il microfono: «Vi ho detto di invertire la rotta. Dannazione, che state facendo!?»
Il Raptor continuava ad avvicinarsi e dalla radio non uscivano che vibranti interferenze.
L’MFI-5 stava entrando nella fase 3, il momento cruciale in cui i precedenti modelli erano andati in frantumi.
Parametri in aumento, temperatura nella camera di fusione in aumento, il sistema di raffreddamento è entrato in funzione.
Xellar stava scorrendo i dati, ma venne interrotto. Dalboid aveva lasciato la sua postazione ed era salito sulla piattaforma di comando.
«Direttore, dobbiamo abortire il lancio. Non possiamo correre rischi e poi… stanno eseguendo un Dogma.»
Quell’infido raccomandato lampeggiava di un lucore livido di paura.
Xellar si volse torreggiando sull’esile dipendente che gli
arrivava a malapena al torace. Un bruno lampo di furore gli corse lungo gli arti e gli morì tra i tentacoli. Desiderava licenziarlo sul posto, ma sapeva di non averne l’autorità. Anche se era a capo dell’intero progetto, quel bianco gli era stato imposto dalle alte sfere. Dalboid era sposato con una femmina passacarte del governo, era intoccabile.
Mentre Xellar cercava il modo per punire quell’insolente, nei limiti della sua autorità, una scossa gli risalì dal braccio ancora posato sullo schermo orizzontale.
Il sistema di raffreddamento era al limite, i magneti avevano perso la calibrazione e il plasma stava erodendo l’ugello.
La calibrazione dei magneti, dov’era? Quale postazione?
La 7.
«Tu! Maledetto imbecille. Hai lasciato la tua postazione per venire qui a piagnucolare, e adesso i magneti hanno perso la calibrazione!» mentre Xellar inveiva contro il sottoposto, i suoi tentacoli scorrevano impazziti sullo schermo, cercando di
riparare al danno.
Una scritta luminosa balenò sullo schermo centrale: Fase 4.
Nonostante il surriscaldamento e l’erosione dell’augello erano miracolosamente approdati alla fase 4. Xellar sollevò lo sguardo sul grande schermo e proprio in quell’istante vide il prototipo esplodere. Un accecante bagliore di plasma e particelle illuminò la stanza.
Nella sala era calato il silenzio, nessuno osava emettere il più tenue dei bagliori.
Il suono gracchiante della radio echeggio nella desolazione:
«Qui Sierra83. Abbiamo visto una detonazione. Cosa è successo? Stiamo atterrando. Ripeto: stiamo atterrando.»
Xellar scostò rudemente Dalboid e si diresse verso l’uscita borbottando imprecazioni sconnesse: «Cosa è successo? Cosa è successo!? Siete scampati all’esplosione, ma vi ammazzo io. Maledetti, vi strappo le scaglie e vi faccio… Cos’era quella detonazione? Ve la faccio vedere io la detonazione. Dove vi infilo il vostro Dogma…»
Prima di varcare la soglia, Xellar si bloccò, si volse osservando con luminoso disprezzo il suo staff attonito e strillò: «Non statevene lì spenti come sassi! Voglio un rapporto dettagliato del collaudo numero cinque. Se non diamo una spiegazione dettagliata e inoppugnabile di come il danno sia da
imputarsi all’intervento di questi imbecilli, qui si chiude.
Abbiamo finito i soldi, chiaro!? Al lavoro!»
Xellar percorse i corridoi di corsa e incontrò i nuovi arrivati sulle scale dell’ingresso.
Ebbe appena il tempo di sbraitare alcuni insulti, poi un’imponente femmina soldato lo immobilizzò strizzandolo tra i suoi quattro arti. Mentre lo trascinava verso l’esterno, un rosso in alta uniforme gli leggeva il mandato Dogma:
«… per ordine della presidentessa, il neutro Xellar, direttore del progetto MFI, sito nella base di Ruad, verrà prelevato e scortato. È preferibile una collaborazione spontanea, ma è
altresì autorizzato l’uso della forza. In rispetto della normativa ONRU 13 e dei regolamenti…» il suono dei reattori del Raptor sovrastò la voce del militare, invadendo l’aria con i suoi picchi cromatici acuti.
La femmina spinse Xellar nell’abitacolo sul retro del velivolo, richiuse il portellone e salì in cabina.
Ancora luccicante di rosso furore, Xellar si scagliò contro il piccolo spioncino che dava sui piloti e prese a martellarlo di colpi, sbraitando e imprecando.
Un suono delicato, giallo ramato, gli giunse alle spalle.
«Mi dispiace, ma non la ascolteranno. Anche noi ci siamo lamentati, ma è inutile. Si calmi, la prego.»
Xellar si voltò e si accorse che sul sedile di rimpetto c’erano due civili. Accecato dall’ira, gli era passato davanti senza
notarli, ma ora li riconobbe.
















































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